28
Dic
2015

Olè!

Un estratto dal libro “La vita è un pallone rotondo” dello scrittore serbo Vladimir Dimitrijevic (un gioiello per tutti gli appassionati).

Vladimir Dimitrijević è stato un editore e scrittore serbo naturalizzato svizzero, fondatore della casa editrice Éditions L’Âge d’Homme. Nacque a Skopje nel ’34 ma visse a Belgrado fino al ’55, anno in cui si trasferì in Svizzera. “La vita è una pallone rotondo” è l’autobiografia calcistica di Dimitrijević, in cui ricorda la sua adolescenza a Belgrado fra l’amore per il calcio, la Stella Rossa e la letteratura:

Negli anni cinquanta la Jugoslavia aveva una nazionale formidabile, di valore quasi pari a quello dell’Ungheria, che però non riusciva mai a battere. Eravamo i Poulidor del calcio. Ci lasciavamo - i belgradesi più di tutti - inebriare dal gioco. A un certo punto, ci scordavamo che occorreva marcare l’avversario. Come se temessimo di commettere una scorrettezza. Se la nostra squadra era in vantaggio di due gol, tutto lo stadio cominciava a scandire il nome del suo giocatore preferito, la partita vera e propria si interrompeva e cominiciava allora il festival del figlio prediletto: questi doveva dribblare, fare il giocoliere, irridere l’avversario, agitare il drappo rosso sempre più vicino al corpo affinchè le corna del taurino difensore colpissero a vuoto. Non era sadismo, era solo il dessert che lo spettatore chiedeva dopo una buona cena, fumando un sigaro e assaporando a piccoli sorsi un amaro. Il pubblico non era il solo ad ammirare il giocatore in questione: tutta la squadra ne era ammaliata. Ed è a questo imbambolamento generale che dobbiamo un bel po’ di sconfitte.
Tanto per far capire il senso dell’umorismo di questo pubblico: capita che esso si prenda in giro da sè. Alla domanda: che cos’è il calcio? i belgradesi rispondono: è un gioco che si gioca con due squadre di undici giocatori, un pallone e un arbitro, in cui, alla fine, vince la Germania. Il che significa riconoscere la verità e al tempo stesso relativizzare l’importanza della vittoria: ciò che conta è che, se si chiede a ogni singolo giocatore di stoppare il pallone, di dribblare, di fare un tiro originale, noi siamo comunque superiori ai tedeschi, che vincono la partita, lo sanno. Ma oggi non è più così.

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