11
Dic
2015

Il problema dei premi UEFA

I soldi che i club ricevono ogni anno dall’UEFA per la partecipazione alla Champions League stanno facendo aumentare la disuguaglianza nei campionati minori.

In questa edizione della Champions League, l’UEFA distribuirà alle squadre partecipanti più di settecento milioni di euro solamente in premi. Secondo i nuovi regolamenti pubblicati lo scorso marzo e validi fino al 2018, ogni squadra che si è qualificata alla fase a gironi ha ricevuto 12 milioni. Tre milioni sono stati destinati a ciascuna squadra eliminata.
Nei gironi, la vittoria in una singola partita frutterà 1,5 milioni di euro. Il pareggio mezzo milione. Chi è riuscito a qualificarsi agli ottavi di finale riceverà 5,5 milioni, per i quarti di finale i milioni saranno sei, per le semifinali sette, alla vincitrice della competizione andranno 15 milioni e alla squadra perdente 10,5.
Ai premi qualificazione si aggiungeranno poi i diritti tv, l’incasso ai botteghini e un eventuale aumento dei ricavi legati al merchandising. In totale la Champions League distribuirà ai club partecipanti quasi un miliardo e trecento milioni di euro.

In Europa League, la seconda competizione per club più importante del continente, il discorso è parecchio diverso. Nel migliore dei casi (cioè la vittoria) un club può ricevere non più di quindici milioni di euro in premi più una parte dei trecentottantuno milioni provenienti dai diritti tv. Cifre nemmeno paragonabili a quelle distribuite dalla Champions League.

Nonostante le nuove politiche introdotte dal presidente dell’UEFA Michel Platini abbiano dato più possibilità alle piccole squadre di qualificarsi alla Champions League, la quantità di premi elargiti dall’UEFA sta aumentando rapidamente la disuguaglianza nei campionati minori, rendendoli sempre meno competitivi.

In Svizzera per esempio, il Basilea si è qualificato per quattro volte negli ultimi cinque anni alla fase a gironi della Champions League ed è stata anche l’unica rappresentate svizzera nel torneo. Le dirette rivali del Basilea negli ultimi cinque anni (San Gallo, Young Boys, Zurigo, Grasshoper) hanno partecipato al massimo ai sedicesimi di finale di Europa League.
I soldi guadagnati in Champions, accompagnati da un’ottima organizzazione societaria, hanno permesso al Basilea di rafforzare la propria leadership nel campionato svizzero, che vince da sei anni consecutivi senza troppa fatica.

Nei piccoli campionati dell’est Europa, dove i ricavi annuali delle società difficilmente superano i dieci milioni di euro, i premi UEFA hanno rafforzato talmente tanto alcune società da renderle irraggiungibili per le dirette avversarie. Il BATE Borisov vince il campionato bielorusso ininterrottamente dal 2006 e si è qualificato ai gironi di Champions quest’anno, l’anno scorso, nel 2012, nel 2011 e nel 2008. La Dinamo Zagabria vince il campionato croato da dieci anni ed ha partecipato alla Champions nel 2010, nel 2011 e quest’anno. In Serbia invece, il Partizan Belgrado è arrivato ai gironi di Champions nel 2010 e i soldi racimolati in quella stagione hanno aiutato il club a vincere sette campionati in otto anni.
Se a tutto questo si aggiungono i diffusi problemi economici dei club rivali delle squadre citate, la competitività diminuisce sempre di più, fino a trasformare le partite di campionato in allenamenti. I danni più grossi però, sono quelli che vengono fuori nel lungo termine, quando le decine di milioni guadagnati e poi investiti cominciano a dare i primi risultati.

Non solo nelle nazioni più piccole, anche nei campionati più ricchi ed importanti d’Europa i premi UEFA contribuiscono ad aumentare la distanza fra i grandi club e quelli medio-piccoli.

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