30
Set
2015

Ripartire da Budapest

Nel 2006 Thomas Doll era uno degli allenatori più promettenti d’Europa. Da anni però è praticamente sparito e ora vive a Budapest, dove con il Ferencvaros sta ricominciando da capo, stavolta senza fretta.

Non dev’essere stato tanto difficile per Thomas Doll abituarsi alla mediocrità del campionato ungherese, alla desolazione dei suoi stadi e alla dimensione dilettantistica del vecchio campionato di Puskás, Kocsis e Hidegkuti. Lui, nato e cresciuto sotto la Repubblica Democratica Tedesca, che quando si trasferì a giocare con l’Amburgo dopo la caduta del muro non riusciva a capire perché qualcuno gli lavasse ogni giorno le scarpe usate negli allenamenti e che si vergognava talmente tanto di girare in città con la sua Lada vecchia e scassata da parcheggiarla un centinaio di metri prima dell’albergo in cui la squadra andava in ritiro. Potrebbe essere stato meno facile però ripensando a dov’era dieci anni fa, a dove sarebbe potuto arrivare e a come mai è finito ad allenare in uno dei campionati meno attraenti d’Europa.

 

I primi anni da allenatore

Doll inizia ad allenare nel 2002, un anno dopo il suo ritiro con la maglia dell’Amburgo, squadra con cui più di dieci anni prima aveva cominciato a giocare nel calcio occidentale e che contribuì a salvare da un possibile fallimento nel 1991, anno in cui si trasferì alla Lazio per l’equivalente di sette milioni di euro. Quando smette di giocare, Doll rimane ad Amburgo e allena la primavera e le riserve per due stagioni. Nel 2004, dopo l’esonero di Klaus Toppmöller, viene promosso allenatore della prima squadra, che porta dal diciottesimo e ultimo posto alla zona salvezza. La stagione successiva l’Amburgo gli rinnova la fiducia e lui continua a tirare fuori da una squadra con molti limiti cose che nessun altro riesce a vedere. Dopo aver vinto l’Intertoto ed essere arrivato fino agli ottavi di Coppa UEFA, conclude il campionato al terzo posto e si qualifica alla Champions League. Nemmeno la dirigenza sa bene come comportarsi davanti ad un evoluzione così inaspettata.

Se per due stagioni ad una squadra va sempre tutto bene, alla terza è molto probabile che arrivino le prime difficoltà, per le quali bisogna già avere in mente delle soluzioni. In estate la dirigenza gli smonta la difesa titolare e vende Van Buyten e Boulharouz, due giocatori che l’anno prima avevano raggiunto la maturità calcistica, e li rimpiazza con Kompany e Mathijsen, uno ancora troppo giovane, l’altro non all’altezza dei suoi predecessori: senza una buona difesa l’arrivo di Sorin, Guerrero e Ivica Olic serve a poco.
Poi comincia tutta una serie di infortuni a stagione appena iniziata che cambia ancora le carte in tavola e la squadra si sfalda senza che Doll riesca in qualche modo a contenerla. Nel girone di Champions League con Porto, Arsenal e CSKA Mosca arrivano cinque sconfitte su sei partite e in campionato non si riesce a staccare l’ancora dalla zona retrocessione. Così in inverno finisce l’entusiasmante avventura di Doll con l’Amburgo, che comunque rimane ancora uno dei giovani allenatori tedeschi più promettenti in circolazione.

Qualche mese dopo si presenta l’offerta del Borussia Dortmund, che si rivelerà la tomba della sua carriera di allenatore in Bundesliga. Il Borussia è tutt’altro che una squadra eccezionale e si piazza al tredicesimo posto a fine campionato, un risultato che non sta bene né alla dirigenza né a Doll — nonostante la finale di DFB Pokal persa contro il Bayern — che si dimette appena finisce il torneo e involontariamente da il via all’era di Jurgen Klopp.


La conferenza stampa in cui Doll, ai tempi del Borussia, perde le staffe.

 

Il declino

Che in fin dei conti non sia questo gran allenatore? Che abbia avuto un periodo molto favorevole e che finito quello, basta, non ci sia più niente? In Germania sembrano pensarla così e da grande promessa, nel giro di tre anni Doll rimane senza mercato. Lui successivamente dirà che un’ultima offerta importante gli arrivò nel 2009 ma non si sa da chi e lui non ha mai voluto dirlo.

Fatto sta che lo stesso anno finisce ad allenare in Anatolia, al Gencerbirligi Ankara. Della capitale turca Doll ricorderà soltanto i tè bevuti insieme all’iconico presidente İlhan Cavcav in mezzo al frumento nel molino della sua famiglia o più raramente al centro sportivo, perché dopo una stagione anonima si trasferisce in Arabia Saudita, per un incarico a metà tra il ritiro spirituale e l’anno sabbatico sulla panchina dell’Al-Hilal.

A Riyad non ci sono cinema né discoteche e non si beve alcol, almeno non nei posti ben illuminati. Per entrare nei quartieri residenziali degli stranieri, la polizia ispeziona tutte le macchine ma a Doll tutto questo non sembra turbare: sapeva già prima di partire a cosa andava incontro e se la passa comunque, si è portato dietro i suoi collaboratori e in Arabia Saudita ci può stare senza troppi problemi. Alla fine i due anni diventano una stagione scarsa a causa delle divergenze con lo sceicco proprietario della squadra, che secondo Doll lo crede un fantoccio ingaggiato più per l’immagine che per le sue capacità. Quando torna in Germania capisce che è il caso di ripartire da zero, senza pensare di meritarsi per forza una grande squadra o un grosso stipendio. In questo senso l’offerta del Ferencvaros arriva nel momento perfetto. Quando i dirigenti della squadra ungherese gli recapitano l’offerta, Doll si ricorda di quand’era ragazzino nella DDR e sentiva parlare più spesso della prima squadra di Budapest che dei successi del Bayern Monaco. Poi scambia qualche parola con Ricardo Moniz, allenatore uscente del Ferencvaros e assistente tecnico dell’Amburgo per due stadioni, e si convince.

 

La lenta risalita

Il Ferencvaros intanto, dopo gli anni più anonimi della sua storia, sta lentamente ripartendo. Nel 2008 è stato acquistato da Kevin McCabe, imprenditore inglese proprietario dello Sheffield United e in passato dei Central Coast Mariners e del Chendu Tiancheng, che vuole rivoluzionare completamente la società per poi rivenderla al miglior offerente, senza troppi problemi.

Ė il momento giusto per investire nel calcio in Ungheria: il governo di Viktor Orban, primo ministro molto appassionato di calcio, incentiva le società a costruire nuovi stadi, per cercare di iniziare a rianimare il morente campionato nazionale. McCabe ne approfitta subito e già al momento dell’acquisto stipula un accordo con il governo, che gli concede la gestione dell’area in cui sorge il vecchio e mal ridotto stadio Florian Albert, una zona perfetta per costruire un’impianto: lungo un vialone che collega il centro città alla periferia est, a due passi dalla stazione degli autobus e non lontano da quella dei treni.

Quando Doll arriva a Budapest manca ancora un anno all’inaugurazione del nuovo stadio e l’intera società è ancora al centro di una rivoluzione. A Doll viene lasciata grande libertà di movimento e viene invitato a partecipare in prima persona allo sviluppo del club. In assenza di una buona rete di osservatori è Doll che va all’estero a visionare i giocatori ed è lui che consiglia come organizzare la struttura giovanile del club. Nella prima stagione a Budapest, Doll porta il Ferencvaros in quarta posizione, fuori dalle coppe europee, ma tant’è. Nel 2014 sale ancora di un posto, terzo. Nell’estate del 2014 viene inaugurata la Groupama Arena, nuovo stadio della squadra nonché della nazionale ungherese, in attesa che venga costruito il nuovo Puskas Ferenc.


La partita inaugurale della Groupama Arena, contro il Chelsea

 

La scorsa stagione il Ferencvaros è tornato a vincere, prima la Coppa d’Ungheria, poi la Supercoppa. Doll è talmente partecipe delle decisioni della società che è a conoscenza anche dell’avanzamento dei lavori del palazzetto dello sport per le squadre di pallamano e hockey del Ferencvaros, che è una polisportiva e comprende anche altre nove discipline oltre al calcio. Se ne va in giro ancora con un traduttore e non sembra intenzionato a imparare l’ungherese, anche perché chi sa il tedesco a Budapest in qualche modo riesce a cavarsela lo stesso. Per convincere i giocatori a venire al Ferencvaros non mente: garantisce solo delle ottime strutture, la possibilità di crescere e un grande città in cui vivere. Oggi il Ferencvaros è in testa al campionato ungherese e in molti lo danno già come probabile vincitore. Ha vinto nove delle dieci partite giocate fin qui e ha già più di dieci punti di vantaggio sulla seconda.

 

 

In copertina: Thomas Doll (llyés Tibor)

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