9
Set
2015

L’importanza di chiamarsi Václav

Václav Kadlec è l’ultimo grande talento del calcio ceco. Fra Praga e Francoforte però sembra essersi perso ma è ancora in tempo per riprendere da dove aveva cominciato.

In Repubblica Ceca e in special modo a Praga Václav è il nome dei grandi personaggi. Václav Havel è stato il simbolo della Rivoluzione di Velluto, l’ultimo presidente della Cecoslovacchia, il primo presidente della moderna Repubblica Ceca, scrittore e drammaturgo. Un gigante del ‘900 e una delle personalità più amate di sempre, sia nella capitale che in tutto il paese.
Václav Klaus, spirito meno nobile di Havel e un po’ pasticcione, è stato comunque uno dei più personaggi più influenti degli ultimi vent’anni, come Primo Ministro dopo la divisione della Cecoslovacchia e per quasi dieci anni come presidente della Repubblica.
Anche il calcio ceco ha avuto un Václav su cui riporre le proprie speranze. Altro ambito e niente paragoni ma Vaclav Kadlec è stato - e in un certo senso lo è ancora - la grande speranza dello Sparta Praga e di tutto il calcio nazionale.
Oggi sembra essersi perso tra Praga e Francoforte ma è ancora in tempo per riprendere da dove aveva cominciato.

Václav Kadlec nasce a Praga nel 1992 e a Praga comincia la carriera da professionista. Inzia a giocare con i Bohemians, squadra della periferia sud della capitale, appena ha l’eta per farlo e ci resta fino ai suoi sedici anni. Nel 2006 è gia considerato uno dei giovani giocatori più promettenti del paese e l’anno dopo va in Inghilterra, per un provino con il Liverpool, dove resta solo qualche settimana.
Come ogni ragazzo cresciuto a Praga, sogna di poter giocare un giorno con lo Sparta: sogno che non resta tale per molto, visto che dopo averlo osservato a lungo lo Sparta decide di prenderlo. Il primo anno gioca una manciata di partite con la prima squadra. È ancora sedicenne e il club vuole dargli tutto il tempo necessario per trovarsi.
L’anno dopo diventa titolare: gioca una quarantina di partite, segna sei gol e da una grossa spinta in avanti alla squadra, che riesce a vincere il campionato, l’ultimo prima di un paio di anni non esaltanti per entrambi.

Nelle due stagioni post scudetto Václav conferma i propri numeri e continua a crescere in maniera esponenziale sebbene lo Sparta cambi due allenatori e non brilli per il proprio gioco.
Kadlec diventa inarrestabile quando viene schierato in posizione offensiva centrale, possiede già un passo e una tecnica superiore alla media del campionato.
Quando sembra ormai lanciato verso una rapida ascesa, arrivano i primi piccoli incidenti di percorso. Con l’arrivo in rosa di Marek Matejovski, Lukas Vacha, David Lafata e Leonard Kweuke, Kadlec si trova limitato in uno spazio di gioco esterno, dove se la cava comunque bene, ma non come nel suo ruolo naturale.


La prima doppietta in Europa League, a Rotterdam contro il Feyenoord

 

Nel 2012 sulla panchina dello Sparta arriva Vítězslav Lavička, che porta ordine e organizzazione in una rosa che ne aveva fatto a meno per diverso tempo. Kadlec vive una stagione particolare. Rimane titolare, ma continua a giocare come attaccante esterno. Lavička non vuole lasciare fuori uno fra Matejovski, Vacha e Husbauer e il gioco dello Sparta è troppo compartimentato: la difesa non è eccezionale e non fa altro che scaricare come capita sul centrocampo, il quale a sua volta lancia gli attaccanti esterni e la punta (uno dei pochi centrocampisti veramente bravi ad inserirsi è Husbauer, tra l’altro migliore amico di Kadlec). Quando gli avversari riescono a rompere il gioco e dividere i reparti, lo Sparta va in difficoltà e Kadlec è uno dei giocatori che più ne risente.
Gioca punta solo quando gli infortuni degli altri glielo permettono. Tuttavia, anche se sempre da esterno e poco da centrale, quando si trova nelle condizioni per farlo segna con molta facilità.

Nonostante uno sviluppo ad intermittenza, Kadlec continua ad essere di gran lunga il giovane più promettente in Repubblica Ceca. Nell’estate 2013 l’Eintracht lo porta a Francoforte con lo status di prima alternativa ai due attaccanti titolari. A Francoforte non rimane riserva per molto. Gioca una trentina di partite fra campionato e coppe e segna quasi dieci gol, la maggior parte nella prima metà di stagione. Nella seconda gioca meno, quasi mai da titolare: trenta partite rimangono lo stesso tante per chi era arrivato con il ruolo di riserva.


Nel 2013 gioca cinque partite in EL con l’Eintracht e segna due gol

 

Nel 2014 però continua a giocare sempre meno - appena cinque partite in cinque mesi - chiuso dalla presenza in rosa di Seferovic, Inui, Piazon e Meier. A metà febbraio si presenta l’opportunità del ritorno in prestito allo Sparta, che si deve rinforzare per cercare di tenere testa fino alla fine al Viktoria Plzen. Kadlec il suo contributo lo porta: segna nove gol in tredici partite e parte sempre titolare ma non basta a far vincere il campionato allo Sparta e a giugno ritorna in Germania.
Da inizio stagione non ha ancora giocato un minuto e il periodo migliore della carriera di un giocatore, quando si impara e ci si riesce ad adattare più facilmente, sta per passare. Kadlec ha ancora tempo per dimostrare veramente quello che sa fare ma dovrebbe trovare un posto che glielo permetta.

 

*articolo rieditato

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Come sono andati i derby di Praga e Budapest

3 Responses

  1. Manuel

    Salve, complimenti per questo meraviglioso sito internet che scopro casualmente soltanto ora, davvero fantastico e ben curato! Ma chi sono gli autori dei vari articoli???

  2. Lorenzo

    ok, se cito la fonte che ovviamente è nagometni.it posso riportare gli articoli immagino???, perchè sarebbe fantastico! I miei più sinceri complimenti per questo fantastico sito che anche se ha articoli non giornalieri sono davvero bellissimi, un peccato che lo scopro solo ora ma rimedierò sicuramente,davvero molto bello…bravo!!! Ci voleva un sito così in italiano! Per caso tu segui qualche campionato dell’est in particolare o magari conosci qualcuno a riguardo??? perchè io seguo qualcuno abbastanza,altri meno e sarebbe bello scrivere a riguardo… fammi sapere e grazie mille!

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