6
Ago
2015

Dopo Gábor Király

Nè la goal-line technology nè la moviola in campo. Il calcio europeo entrerà in una nuova epoca solo quando non vedremo più i pantaloni grigi di Gábor Király.

Nel ruolo che interpreta nel calcio moderno, Gábor Király potrebbe essere il protagonista di uno dei film dei fratelli Coen: un personaggio inadatto ad essere protagonista di qualsiasi cosa ma che suo malgrado è costretto a diventarlo. Poi nei film dei Coen finisce quasi sempre male, qua invece no.
Király è nato in Ungheria nel 1976 e fino ad oggi è stato probabilmente il più importante giocatore ungherese degli ultimi vent’anni. Ha un fisico abbastanza tozzo e pochi capelli in testa. Non è mai stato un giocatore molto popolare e tutto sommato conduce da sempre una vita tranquilla, come lui stesso ha dichiarato più volte: niente eccessi (fuori dal campo), automobili modeste, allenamento e dritto a casa dalla famiglia. Ė stato un ottimo portiere e quasi un decennio della sua carriera lo ha passato da protagonista nell’ultimo Hertha Berlino veramente competitivo - dal 1997 al 2004 - dov’è diventato un’icona per i tifosi. Oggi è un buon portiere di riserva per il Fulham, nella Championship inglese.

Király inzia la sua carriera nel ‘97 quando parte da Szombathely, la città più antica di Ungheria, e arriva direttamente nella capitale tedesca, senza scali intermedi.
Quando i tifosi berlinesi lo vedono scendere in campo con dei pantaloni di tuta grigi felpati, non ci fanno caso più di tanto: siamo a fine anni ‘90, qualche bizzarria in un campo di calcio la si vede ancora e a Berlino fa abbastanza freddo anche per uno che viene dall’Ungheria.

I pantaloni di tuta comincia ad usarli ad inizio carriera nella squadra della sua città, l’Haladas. In principio erano neri, poi succede che chi ha il compito di lavarli - la mamma o il club per cui gioca - non fa in tempo a consegnarglieli e lui prende quelli grigi. Scende in campo e vince la prima partita. Divertito, per scaramanzia decide di indossarli ancora. Vince otto partite consecutive e decide di non lasciarli mai più.

Passano sette anni prima che i tifosi dell’Hertha dicano addio a Király, che nel 2007 si trasferisce in Inghilterra, al Crystal Palace, dove però resta solo due anni, giusto il tempo per far abituare i tifosi ai pantaloni di tuta grigi.
Fino al 2009 Király resta in Inghilterra e gira un paio di squadre confermandosi un buon portiere nonostante faccia soffrire spesso i suoi tifosi con uno stile a volte parecchio incerto.

I pantaloni che usa non ci provano neanche ad essere carini o in qualche modo presentabili. Sono ficcati dentro i calzettoni, sono larghi e non sono nemmeno lontani parenti delle fibre sintetiche che si usano già da tempo. A nessun’azienda sportiva è mai venuto in mente di sponsorizzarli. Sarebbe bello scoprire che Király li compri a stock nel reparto abbigliamento di qualche grande magazzino.

Ritorna stabilmente in Germania nel 2009, quando i pantaloni grigi sono diventati già da un pezzo sinonimo di Király e viceversa. Al Monaco 1860 ci resta cinque anni da titolarissimo fino a quando, come abbiamo detto, accetta l’ultima grande occasione della sua carriera, il Fulham.

Le foto di Király in pantaloncini sono rarissime. Non ha mai abbandonato la tuta grigia e ci piace pensare che a maggior ragione non lo fa oggi, nel 2015, quando la tecnologia sportiva sputa fuori di continuo nuovi materiali e una gran parte dei giocatori non ha più niente di eccentrico o distintivo nel modo in cui si presenta in campo. Le loro divise potrebbero essere sostituite con abiti eleganti e pochi noterebbero qualche differenza. Quei pantaloni grigi sembrano voler dire: “non badare alle divise disegnate dagli stilisti o ai capelli di Cristiano Ronaldo, il calcio è nelle strisciate di fango sulle ginocchia di Gabor”.

 

 

In copertina: Gabor Király

  • Bellamy86

    Inimitabile Király, ma di portieri perennemente con calzoni lunghi (e non quelli della tuta) a me viene in mente anche il fantastico Ivica Kralj.