18
Lug
2015

Capitan Sergej

Breve ritratto di Sergej Milinkovic-Savic, il talento serbo del momento che potrebbe arrivare in Italia nelle prossime settimane.

Quando una generazione di calciatori di un piccolo stato come la Serbia riesce a vincere tutte le più importanti competizioni per nazionali giovanili alle quali partecipa, vuol dire che molti, di quella generazione, sono destinati a diventare dei grandi giocatori. Di esempi in giro per il mondo ce ne sono diversi: Oscar (Chelsea) ha vinto il Campionato Sudamericano under 20 nel 2011 e nello stesso anno i Mondiali under 20 in Colombia, così come Willian (Chelsea anche lui), Danilo e Casemiro (Real Madrid); Paul Pogba i Mondiali under 20 li ha vinti in Turchia nel 2013, prima era arrivato terzo agli Europei under 19 e under 17; Sergio Aguero ha vinto per due volte i Mondiali under 20, nel 2005 e nel 2007. Ora sono fra i giocatori più forti e/o promettenti in circolazione.

Ci sono diversi nomi, fra i serbi nati fra il 1995 e il 1997 campioni d’Europa under 19 e del mondo under 20, dai quali ci si aspetta grandi cose nei prossimi anni: Srđan Babić per esempio, o Vukašin Jovanović e Andrija Živković. Ma quello che sembra davvero già pronto per il grande salto é Sergej Milinković-Savić.

Inanzitutto, chi è e da dove viene? Sergej Milinković é figlio di Nikola Milinković e Milana Savić. Il primo discreto calciatore jugoslavo negli anni ottanta e novanta, la seconda famosa giocatrice di basket. Ha due cognomi perché è nato a Lleida, in Spagna, dove il padre giocava e dove i figli ereditano i cognomi sia del padre sia della madre.
A vederlo lo si può immaginare che é figlio di due atleti: è alto 1.92 e fisicamente é impeccabile. Sergej ha un fratello minore, Vanja, che a diciassette anni era giá alto due metri e fa il portiere. Da poco più di un anno é di proprietà del Manchester United.


Chi lo allena deve avere dei problemi a decidere dove piazzarlo nei calci d’angolo a favore. È forte di testa ma dal limite dell’area può essere decisivo.

 

Sergej e Vanja sono cresciuti insieme nel Vojvodina, per importanza la terza squadra di Serbia. Hanno esordito quasi contemporaneamente in prima squadra due stagioni fa. Vanja é stato comprato dallo United l’estate scorsa ma è rimasto a Novi Sad in prestito e probabilmente ci rimarrà ancora un po’. Sergej invece ha lasciato la Serbia già da un anno per andare a giocare con il Genk, in Belgio, una società che di talenti se ne intende da sempre.
Nella ventina di partite disputate in Serbia, Sergej ha giocato sempre nei suoi ruoli naturali: a centrocampo può ricoprire tranquillamente quasi tutte le posizioni, da regista a incontrista e metodista. È ambidestro e ha un’ottima resistenza che sopperisce alla sua non eccezionale velocità, per via delle gambe lunghe e del fisico ben piantato. Se lo si cerca in appoggio lo si trova sempre di fianco o appena dietro. Ha un buon tiro e riesce a mirare bene anche nelle situazione più ingarbugliate. Tolta la rapidità, non ha particolari punti deboli.


Chi lo ha visto durante la Coppa del Mondo under 20 ha già un’idea di come sia il suo tiro: non particolarmente potente ma molto preciso

 

Al Genk é arrivato con appena venti partite stagionali giocate fra i professionisti in Serbia e nonostante questo si è sempre dimostrato affidabile.
Le partite più importanti nella sua breve carriera sono state senza dubbio quelle con le nazionali giovanili serbe, dove col tempo è diventato il leader naturale della sua generazione, nonostante la fascia di capitano ce l’abbia attorno al braccio Predrag Rajković, altro giocatore da tenere d’occhio.

Per noi che osserviamo da lontano, i calciatori ci sembrano prima di tutto solo calciatori, poi, in secondo piano e magari dietro il muro, uomini e ragazzi con vizi, problemi e storie come le nostre. Non c’è bisogno di cominciare l’elenco dei grandi talenti che col passare degli anni e delle cose che succedono hanno abbandonato la strada del successo e sono finiti nella via secondaria. Milinković, fino ad oggi, ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per restare in quella principale.

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