15
Lug
2015

Sta finendo il periodo brasiliano dello Shakhtar

Complice la guerra contro i separatisti filo-russi e le piccole difficoltà economiche della proprietà, dopo un decennio di vittorie la dirigenza dello Shakhtar Donetsk ha deciso di interrompere l’acquisto in massa di giocatori brasiliani. Da questa stagione si concentrerà principalmente sui calciatori ucraini ed est europei.

Creare una colonia di calciatori brasiliani è stato il maggior successo strategico nella storia del moderno Shakhtar Donetsk. Dall’indipendenza ucraina nei primi anni novanta lo Shakhtar ha sempre orbitato attorno ai vertici della prima divisione nazionale, senza mai vincerla. Nel 1996 Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco di Ucraina, rilevò la società e cominciò da subito a gettare le basi per quella che sarebbe diventata la squadra ucraina più vincente degli anni duemila.

La politica brasiliana è cominciata un anno dopo la vittoria del primo campionato, nel 2002. Nelle successive tredici stagioni sono arrivati otto campionati ucraini, cinque coppe nazionali, sei supercoppe e una Coppa Uefa.
Da almeno un decennio quindi, ogni squadra dello Shakhtar ha avuto almeno tre titolari brasiliani, fino ad arrivare a due stagioni fa quando i titolari di origine brasiliana erano nove. Pochi di loro hanno deluso le aspettative e, per quanto possa sembrare strano immaginare una dozzina di ventenni brasiliani vivere serenamente in una regione mineraria nell’Ucraina dell’est, non ci sono mai stati grossi problemi di saudade. La dirigenza dello Shakhtar, potendo contare su di un ricchissimo budget per gli acquisti, per anni ha portato a casa i migliori talenti direttamente dal campionato brasiliano. Il primo fu Brandao nel 2002 poi seguirono, in ordine: Ivan, Jadson, Matuzalem, Batista, Elano, Fernandinho, Leonardo, Luiz Adriano, Willian, Ilsinho, Marcelo Moreno, Douglas Costa, Alex Texeira, Eduardo, Dentinho, Alan Patrick, Taison, Ismaily, Maicon Oliveira, Bernard, Fred, Fernando, Wellington Nem, Marlos e Marcio Azevedo. Ventisei giocatori brasiliani in tredici anni, accompagnati stagione dopo stagione da altri ottimi giocatori, come Dario Srna, Dmytro Chygrynskiy, Nery Castillo, Henrikh Mkhitaryan, Razvan Rat e Facundo Ferreyra. Per alcuni di loro non si sono badate a spese: Bernard è stato pagato venticinque milioni nel 2013, Taison e Fred quindici, Matuzalem e Willian quattordici. Altri invece sono stati venduti a più del doppio della cifra usata per acquistarli: Willian (14) a trentacinque milioni, Fernandihno (7) a quaranta, Douglas Costa (8) a trenta e Mkhitaryan (6) a ventisette.


Lo scorso gennaio lo Shakhtar è andato in tourneè in Brasile. Non avremo più la possibilità di vedere Pyatov, Chygrynskiy e Stepanenko allenarsi ai quaranta gradi di Copacabana.

 

Prima dell’inizio della guerra fra esercito ucraino e separatisti filo-russi il futuro dello Shakhtar sembrava promettere ancora successi. Poi però gli scontri si sono avvicinati sempre di più a Donetsk, la Donbass Arena è stata gravemente danneggiata dall’esplosione di alcune bombe e lo Shakhtar è stato costretto a spostarsi a Kiev e a Leopoli. Contemporaneamente poi sono arrivate alcune piccole difficoltà per le aziende di Akhmetov e così la società ha deciso di ridurre i costi e di spostare le proprie preferenze per i giocatori ucraini e dell’Est Europa. In questa sessione di mercato sono stati venduti Luiz Adriano, Fernando, Douglas Costa e Ilsinho. I rimpiazzi provengono tutti dalle giovanili e l’unico vero acquisto è Eduardo, brasiliano naturalizzato croato.
La forza economica dello Shakhtar tuttavia è ancora superiore alla maggioranza dei club ucraini ed europei e ci si aspetta che la squadra rimanga competitiva anche nelle prossime stagioni.

 

 

In copertina: Bernard, Fred, Alex Texeira, Dentinho, Marlos con la Supercoppa ucraina (Shakhtar)

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