25
Giu
2015

Picasso e il Vasas

La storia assurda di quello che accadde durante e dopo l’incontro a Cannes fra Pablo Picasso e i giocatori del Vasas Sport Club.

Nei primi anni sessanta il Vasas, il club dei sindacati dei lavoratori di Budapest, è la squadra di calcio più forte d’Ungheria. Il calcio magiaro è sul viale del tramonto ma alcune squadre della capitale riescono ancora ad essere abbastanza competitive per i tornei continentali.
Nell’estate del ’61, dopo aver vinto il secondo titolo nazionale, il Vasas parte per una tourneè in Francia: per guadagnare popolarità e per portare in patria qualche soldo in più. La rivolta di Budapest è passata da circa cinque anni e da allora il regime sovietico ha intensificato repressione e controllo sulla cittadinanza ungherese. Anche l’importanza del calcio è stata ridimensionata dopo il periodo d’oro negli anni cinquanta. La federazione però non si oppone al viaggio del Vasas in un paese occidentale, a patto che i giocatori mantengano comportamenti e stili di vita da buoni socialisti. E che facciano tutti ritorno.

La sede della tourneè è a Nizza e da lì i giocatori si spostano per le amichevoli e per alcune visite nel sud-est della Francia. Capita che un giorno un dirigente del club chiami a raccolta i giocatori e li inviti a salire sull’autobus per andare a Cannes: non per passeggiare in Promenade de la Croisette ma per andare a trovare un anziano artista, molto famoso e appassionato di calcio e di socialismo. Qualcuno fra i presenti deve averlo anche detto che l’artista in questione è Pablo Picasso ma ai giocatori quel nome non dice nulla.
Durante l’incontro Picasso regala alcuni vasi in ceramica dipinti a mano ai calciatori ungheresi, che ringraziano e poco dopo vanno via.

Qualche giorno dopo il Vasas riparte per Budapest. Un viaggio in treno dal sud della Francia a Budapest negli anni sessanta non deve essere stato nè veloce nè comodo o piacevole. Tanti membri della squadra sono ancora ragazzi e per far passare il tempo, fra una cosa e l’altra, ad uno ad uno lanciano i vasi fuori dai finestrini del vagone con il treno in corsa.
Solo un vaso sopravvive al viaggio: József Raduly, calciatore trentatrenne giunto quasi a fine carriera, vuole portarlo a Budapest e regalarlo alla moglie.

Oggi i vasi in ceramica di Picasso – ne esistono vari tipi con materiali, dimensioni e illustrazioni diverse – valgono fra i centocinquanta e i duecentomila euro. Del vaso di Raduly non si hanno avute più notizie.

 

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