4
Giu
2015

Duda vs. Duda

Dopo Miroslav Stoch e Vladimir Weiss, con Ondrej Duda la Slovacchia ha un nuovo grande talento da offrire al calcio europeo. Ma il giovane del Legia Varsavia riuscirà a passare i limiti dei suoi due predecessori?

Nel 2006 il Chelsea compra da uno semisconosciuto club slovacco Miroslav Stoch, attaccante esterno di sedici anni, uno dei piú promettenti talenti slovacchi della sua generazione. Una volta a Londra, dai sedici ai diciannove anni Stoch gioca nelle giovanili dei blues, poi viene mandato in prestito al Twente per una stagione, probabilmente la migliore della sua carriera. Il talento c’é eccome e ha un potenziale enorme, ma quando torna a Londra il Chelsea vede lungo e non lo conferma, lo vende al Fenerbahce. Ad Istanbul più o meno é la stessa storia. Forse Stoch non ama cosí tanto il calcio, forse é piú attratto dalla vita nelle grandi metropoli. Sicuramente non é mai costante, spesso fa solo quello che gli pare e ignora o la presenza dei compagni o le istruzioni dell’allenatore.


Fra una cosa e l’altra, Stoch trova il tempo di vincere il Puskas Award nel 2012

 

Dopo settanta partite con il Fenerbahce, Stoch viene ceduto in prestito al PAOK. A Salonicco ci resta un anno, non gioca molto, poi manda al diavolo il proprio allenatore durante una partita e si puó giá immaginare come va a finire.
Oggi Stoch gioca negli Emirati Arabi e a venticinque anni non ha mai sfruttato nemmeno la metá del proprio talento. A ottime prestazioni ha sempre alternato un egoismo eccessivo e una forte difficoltà nel relazionarsi con i membri della propria squadra.

Vladimir Weiss invece, nasce in una famiglia che serve il calcio da due generazioni: nonno, medaglia d’argento con la Cecoslovacchia alle Olimpiadi del ’64, e papá, nazionale cecoslovacco e oggi allenatore. Anche Vladimir inizia a giocare a calcio non appena ha l’etá per farlo. Fin da subito chi lo osserva e se ne intende vede in lui un potenziale campione. Il suo ruolo naturale è attaccante esterno anche se con i suoi coetanei può giocare ovunque. C’é giá qualcuno che paragona la sua velocità nell’andare al tiro a quella più celebre di Arjen Robben: dalla fascia, si accentra scartando chiunque con una velocità impressionante. Poi segna da fuori area o, quando si intestardisce, continua a cercare di scartare tutta la difesa.
Nel 2008 il City se lo porta a Manchester e lo manda in prestito per alcune stagioni. Bolton, Rangers, Espanyol: grande talento, grandi azioni personali ma resta sempre inconcludente e parecchio egoista. Gioca sempre come un diciottenne esuberante che vuole far vedere a tutti di cosa è veramente capace.

Nel 2013 il Pescara, al suo ritorno in Serie A, lo compra a titolo definitivo. Nonostante anche in Italia non vada oltre le venti presenze stagionali, quando il Pescara retrocede Weiss viene venduto all’Olympiacos e le cose sembrano partire bene quando segna un gol incredibile contro il Paris Saint-Germain nella prima giornata dei gironi di Champions League.


Dopo il tunnel a Marquinhos manda a vuoto Thiago Silva. Poi l’Olympiacos perde 4 a 1. In una partita, la carriera di Weiss.

 

Anche all’Olympiacos però non c’è niente da fare, la musica non cambia. Nel 2014 - come Stoch - il venticinquenne Weiss firma un contratto di quattro stagioni con il Lekhwiya, in Qatar, dove va a guadagnare quasi tre milioni di euro all’anno.

Quelle di Weiss e Stoch sono storie praticamente identiche: la mancanza di attitudine che impedisce il salto di qualità. Potremmo anche parlare di due grandi talenti sprecati se non fosse per gli stipendi milionari che nonostante tutto i due slovacchi percepiscono, con buona pace del calcio, della carriera e dei sogni di grandi vittorie.

Mentre le carriere di Stoch e Weiss esauriscono la propria luce, nel nord-est della Slovacchia cresce Ondrej Duda, un ragazzino biondo e magrolino con lineamenti tipici ucraini e con un cognome di origine polacca. Duda è uno di quei ragazzini che non si staccano mai dal pallone. E oltre a non staccarsi mai, ci sa giocare molto bene. Meglio di ogni suo amico.
Per entrare nelle giovanili di una delle principali squadre slovacche non sono richieste abilità strabilianti, basta cavarsela un po’ più degli altri. Duda comincia a giocare nel Kosice nel 2012 e giá dal primo anno diversi osservatori cominciano a frequentare lo stadio cittadino.
Nel secondo anno al Kosice cominciano arrivare le prime vere offerte, tutte importanti. Duda però è molto legato alla Slovacchia, alla famiglia e alla regione di Prešov. D’altra parte però sa che per crescere come calciatore è costretto a trasferirsi all’estero.
Quando arriva l’offerta di prestito del Legia Varsavia Duda ci pensa su. Lo stile di vita polacco non è lontano da quello slovacco, il Legia è una delle squadre meglio organizzate dell’Est Europa e a Varsavia giocano già diversi giocatori slovacchi. Quando arriva nella capitale polacca Duda si affida al portiere del Legia Dusan Kuciak, anche lui slovacco, per farsi introdurre in città e nella squadra. Kuciak decide di non farsi assegnare Duda come compagno di stanza, dice che stare con un altro giocatore, magari polacco, lo aiuterà ad ambientarsi velocemente. E così succede.

Al Legia Duda cresce in maniera esponenziale. Fra campionato e coppe gioca più di quaranta partite. Da trequartista impara ad inserirsi meglio negli spazi, raramente sbaglia l’ultimo passaggio e comincia a segnare con una certa facilità. Tutto questo si aggiunge ad agilità, velocità e tecnica sopra la media.


Nell’ottima Europa League del Legia in questa stagione, Duda è stato il giocatore più incisivo

 

Duda è profondamente diverso da Stoch e Weiss, gli ultimi due grandi talenti slovacchi. Oltre alla differenza di ruolo e di carattere, la carriera di Duda non ha mai subito grossi stravolgimenti e la sua crescita è stata graduale e ben ragionata. Ha sempre giocato quasi tutte le partite stagionali ed è diventato un giocatore molto affidabile, nonostante i suoi vent’anni.
Dieci anni dopo Marek Hamšík la Slovacchia ha un nuovo grande talento che ha tutto quello che serve per diventare un grande giocatore. E non c’è da meravigliarsi se nei prossimi mesi Duda dovesse andare a giocare in uno dei più importanti campionati europei.

 

 

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In copertina: Stoch, Duda e Weiss

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