28
Mag
2015

Vent’anni buttati

Immaginate una valanga di soldi che arriva direttamente nelle casse di chi soldi non ne ha mai visti prima. Poi aggiungeteci dieci anni di guerra, degli amministratori statali, dei legami con la malavita e una totale assenza di controlli e avrete quello che è successo alla Stella Rossa negli ultimi vent’anni.

Nel 1991 la Stella Rossa vince la sua prima e unica Champions League. Non arriva in finale per caso: dietro la squadra - fortissima - c’è la grande organizzazione di una polisportiva che conta migliaia di membri fra impiegati e atleti, un paese storicamente molto legato allo sport e, almeno in apparenza, un certo controllo.
La Jugoslavia traballa già da un pezzo e poche settimane dopo la finale di Bari comincerà a cadere sotto i colpi dei nazionalismi slavi, sepolti durante il regime di Tito ma mai completamente morti.
Quando le guerre jugoslave cominciano, Uefa e Fifa escludono dalle competizioni internazionali i club serbi. C’è chi sostiene ancora oggi che quella di escludere le squadre serbe da ogni competizione europea sia stata una mossa mirata per colpire ancora di più la popolazione, così legata allo sport.
Nonostante questo la Stella Rossa rimane ancora la squadra fortissima che ha vinto la Coppa Campioni e nelle sue giovanili stanno crescendo ancora decine e decine di talenti allenati dai migliori preparatori d’Europa.

I calciatori della Stella Rossa, che fino ad allora restavano con il proprio club per diversi anni prima di trasferirsi all’estero, vista la situazione cominciano a cambiare idea.
Il buon campionato jugoslavo non esiste più. Dinamo Zagabria, Hajduk Spalato, Olimpia Lubiana e Zeljeznicar giocano nelle loro nuove leghe nazionali. Le squadre serbe non possono nemmeno giocare in Europa a causa dell’embargo sportivo e le condizioni di vita a Belgrado e in tutto il paese sono dure e lo diventeranno sempre di più.

I primi a partire sono logicamente tutti i più forti. Dragan Stojkovic e Robert Prosinecki vanno via prima, nel ’90 e nel ’91. Darko Pancev, Dejan Savicevic, Sinisa Mihajlovic, Vladimir Jugovic, Vladan Lukic e Miograd Belodedici, i protagonisti della prima vittoria continentale, se ne vanno da Belgrado nel 1992. La squadra campione d’Europa viene smantellata in meno di un anno ma la fiducia nella Stella Rossa rimane, perchè restano ancora tanti giovani talenti da cui ripartire.

Il flusso di giocatori in uscita cala per un paio di stagioni. Quando ricomincia, nel ’94, lo fa con un impetuosità pressochè inarrestabile ed inizia a coinvolgere anche i giovani.
Diversi dirigenti belgradesi hanno già dirottato parte dei ricavi degli anni precedenti fuori dalle casse della società. Non hanno mai visto così tanti soldi in così poco tempo e sanno che hanno ancora tantissimi giocatori da poter vendere. Se poi sono gli stessi giocatori a voler andare via, tanto meglio.
Senza giovani già pronti per la prima squadra, la Stella Rossa si ritrova sistematicamente senza rimpiazzi ed è costretta a ricorrere al mercato, dove compra modesti giocatori da altre squadre serbe. Il processo che aveva fatto grande la Stella Rossa fin dalla sua fondazione si spezza. Il livello della squadra comincia ad abbassarsi di anno in anno. Comincia così la fine della competitività della Stella Rossa, alla quale probabilmente si sarebbe arrivati ugualmente, senza guerre, una decina di anni dopo ma con un club ancora in salute e pronto ad affrontare, anno per anno, il proprio ridimensionamento.

Dal 1992 ad oggi la Stella Rossa ha ricavato dalla sola vendita di giocatori all’estero più di un centinaio di milioni di euro, cifra che diventa ancora più importante se si considerano anche tutti i trasferimenti non registrati. Oggi si trova praticamente in una situazione di perenne bancarotta con più di cinquanta milioni di euro di debiti e sarebbe già fallita da un pezzo se non fosse per il commissariamento statale. Com’è stato possibile quindi, in un campionato dai costi esigui come quello serbo e senza aver intrapreso nessun investimento importante, indebitarsi per così tanto nonostante tutti i soldi incassati dalla vendita dei giocatori?

R. Prosinecki Real Madrid 8 mln 91/92
D. Pancev Inter 12 mln 92/93
D. Savicevic Milan 7,5 mln 92/93
S. Mihajlovic Roma 4,5 mln 92/93
V. Jugovic Sampdoria nd 92/93
M. Belodedici Valencia nd 92/93
V. Lukic Atl. Madrid nd 92/93
D. Petkovic Real Madrid 6,5 mln 95/96
D. Kovacevic Sheff. Wed 5 mln 95/96
M. Jankovic Real Madrid nd 97/98
D. Stankovic Lazio 15 mln 98/99
P. Ognjenovic Real Madrid 8 mln 99/00
G. Drulic R. Saragozza 13 mln 01/02
G. Bunjevcevic Tottenham 6 mln 01/02
B. Boskovic Psg 6 mln 03/04
N. Vidic Spartak 4,45 04/05
N. Zigic Racing 6 mln 06/07
M. Bisevac Lens 4,1 mln 06/07

 

 

Anni duemila

Senza buoni giocatori - logicamente - la squadra non va affato bene. I pessimi risultati sportivi provocano l’ennesimo problema alla società. Gli ultras della Stella Rossa, ai quali la società era solita pagare le trasferte e affidare la vendita di una parte dei biglietti, cominciano a causare i primi problemi: si verificano incidenti durante le partite al Marakanà e alcuni dirigenti vengono minacciati e aggrediti.
Nel 2005 tutto ciò porta alle dimissioni dello storico presidente Dragan Džajić, ex-giocatore della Stella Rossa in carica dai primi anni novanta.
Per cercare di riportare la situazione ad un apparente normalità, viene nominato come nuovo presidente Dragan Stojković “Piksi”, altro ex-giocatore simbolo del club. Sotto la guida di Stojković la situazione riesce a ristabilirsi temporaneamente ma solo per quanto riguarda i risultati sportivi. Viene ingaggiato Walter Zenga come allenatore, la squadra vince per due anni di fila il campionato e vengono comprati diversi giocatori di qualità. Contemporaneamente però, la situazione economica del club va peggiorando.

 

I primi arresti

La vera bomba esplode nei primi mesi del 2008, quando l’ex presidente Dragan Dzajic viene arrestato con l’accusa di riciclaggio di denaro a vantaggio della criminalità organizzata. Insieme a lui vengono arrestati l’ex cestista Vladimir Cvetkovic e Milos Marinkovic, entrambi dirigenti della polisportiva. Un mandato di cattura internazionale viene emanato anche per il latitante Zvezdan Terzic, l’allora presidente della federcalcio serba. Pochi giorni prima Dragan Stojković si era dimesso dal suo ruolo di presidente per tornare ad allenare in Giappone.

Nello stesso anno viene nominato il nuovo presidente della Stella Rossa, Toplica Spasojević. La nuova carica si rivela essere soltanto una mossa architettata da Miroslav Mišković, secondo uomo più ricco di Serbia, interessato a far diminuire il valore del club per poi rilevare i terreni di proprietà della società.
Nel dicembre 2012 Miroslav Mišković viene arrestato insieme al figlio con l’accusa di aver generato profitti illeciti dalle privatizzazioni di società pubbliche nei primi anni novanta. I due vengono rilasciati nel luglio 2013 dopo aver pagato una cauzione di tredici milioni di euro.

I procedimenti contro i dirigenti della Stella Rossa invece, sono da ricollegarsi ai rapporti con la malavita intensificati durante il periodo di guerra. L’isolamento della Serbia dal resto d’Europa infatti, favorì lo sviluppo di organizzazioni criminali, presenti fra gli ultras della Stella Rossa e già in rapporti con la dirigenza.

 

Nuovi accordi e vecchie storie

Nel 2009 la presidenza del club viene affidata a Vladan Lukic, un altro ex-giocatore. Nello stesso anno la Stella Rossa tocca il punto più basso della sua storia: la rosa è di scarso valore, le giovanili di basso livello. La squadra conclude il campionato al terzo posto. Gli storici rivali del Partizan diventano la squadra più importante del paese.
La stagione successiva si apre con una notizia inaspettata che fa sperare finalmente qualcosa di buono. Gazprom, la più grande compagnia russa e gigante nella produzione e vendita di gas naturale, diventa nuovo sponsor della squadra. La compagnia stipula un contratto di sponsorizzazione che garantisce alla Stella Rossa più di due milioni di euro il primo anno e più di quattro dal secondo.
Gazprom è tuttora sponsor della squadra e molti sono ancora i dubbi che circondano questa partnership. L’ipotesi più probabile è che i russi, allora impegnati nei progetti per la costruzione di South Stream (un gasdotto che avrebbe dovuto collegare direttamente la Russia all’Europa evitando l’Ucraina e passando proprio per la Serbia, il cui progetto però è stato definitivamente cancellato nel 2014), consapevoli della presenza statale nella dirigenza della Stella Rossa, abbiano voluto ingraziarsi l’establishment serbo.

Nel novembre 2012, il caos societario che da anni affligge la Stella Rossa ritorna alla ribalta dopo le dimissioni a sorpresa del presidente Lukic. La situazione, fra insuccessi sportivi e finanziari e con giocatori non retribuiti da mesi, sembra poter uccidere definitivamente il club.
Come sempre, a tentare di far sopravvivere il club ci pensa direttamente il governo serbo, il quale riesce ad arginare le perdite e a tenere a galla la società. Durante la crisi del 2012 viene inspiegabilmente richiamato alla presidenza Dragan Dzajic, che in quel periodo è ancora sotto processo con l’accusa di appropriazione indebita di fondi provenienti dalla compravendita dei giocatori. Dzajic in seguito viene dichiarato non colpevole e nel novembre dello stesso anno il presidente serbo Tomislav Nikolic dichiara la sospensione di tutti i procedimenti a suo carico. Dzajic è tuttora alla guida della società.

Nell’ultima edizione del campionato serbo la Stella Rossa è tornata alla vittoria dopo sette anni di assenza. Ma come la tradizione del club vuole, una vittoria o una notizia positiva viene subito dimenticata presto. Il 6 giugno 2014 il club viene escluso da ogni competizione Uefa per aver violato alcune norme del Fair Play finanziario.
Pochi mesi dopo alcuni media serbi riportano la notizia secondo la quale Gazprom, già main sponsor del club, sarebbe in trattative con il governo serbo per acquistare la maggioranaza del club. Col passare delle settimane però, tutto si limita ad un prolungamento del contratto di sponsorizzazione fra le due parti. Il club rimane pubblico e sommerso dai debiti.

 

 

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In copertina: lo stadio Marakanà

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