13
Apr
2015

Luka Jovic, the next big thing

Una carriera iniziata come un tuono ad appena sedici anni e come pochi altri campioni. Luka Jovic, attaccante della Stella Rossa, è la nuova grande promessa del calcio serbo.

Toma Milićević è una leggenda della Stella Rossa che ha passato la sua intera carriera – prima da giocatore poi come allenatore delle giovanili – nel più famoso club di Serbia. Oggi è in pensione ma continua con la stessa passione ad aiutare la propria squadra nel modo che sa fare meglio, selezionare i ragazzi più promettenti. Grazie a lui la Stella Rossa ha cresciuto giocatori come Dejan Stanković, Boško e Milan Janković, Dušan Basta, Vladimir Jugović, Goran Drulić, Marko Pantelić e Nikola Lazetić.
Da più di vent’anni per entrare nelle giovanili del club bisogna passare l’esame Milićević. Quando la Stella Rossa è interessata ad un giovane calciatore, prima di portarlo al Marakanà si affida al suo giudizio. L’esame dura tre giorni: nel primo c’è il colloquio orale, in cui Milićević presta molta attenzione al comportamento, ai gesti e alla sicurezza del ragazzo. Negli altri due ci sono le prove fisiche: prima le capacità motorie, poi si passa alla palla. I punti fondamentali per il suo giudizio sono velocità, senso del gioco e aggressività in campo. Migliaia di ragazzi non hanno mai passato le sue selezioni, chi le ha passate non ha mai fallito. Il suo unico rimpianto è Nemanja Matić, che giocò per un paio di anni con le giovanili della Stella Rossa e fu lasciato andare troppo presto.

Luka Jović invece ha passato la valutazione di Milićević a pieni voti un paio di anni fa e da quando si è trasferito da Janja – una piccola cittadina della Repubblica Serba di Bosnia – a Belgrado, non ha mai giocato con i suoi coetanei. È una punta con un grande fiuto per il gol e con tante caratteristiche ancora da sviluppare ma fin dal suo arrivo alla Stella Rossa Milicevic consiglia alla società di promuoverlo nelle categorie superiori. In meno di due anni passa dagli under 16 alla prima squadra e con i suoi coetanei non gioca quasi mai.
Ma fin qui, di storie simili, quelli della Stella Rossa ne hanno viste un bel po’. Poi però arriva il 28 maggio 2014.

All’ultima giornata di campionato la Stella Rossa ha la possibilità di vincere il campionato dopo sei anni di dominio Partizan. Basta un pareggio a Novi Sad contro il Vojvodina.
Quando mancano venti minuti alla fine – con la Stella Rossa sotto di un gol – Jović mette piede per la prima volta in un campo di Superliga. Dopo cinque minuti, su un lancio corto dal limite dell’area, al primo pallone toccato segna il suo primo gol con i professionisti, regala alla Stella Rossa il titolo nazionale e diventa – a sedici anni e centosei giorni – il più giovane marcatore di sempre nella storia del club belgradese, con buona pace di Dejan Stanković.

 

Dopo quel gol, i dirigenti decidono di aggregarlo stabilmente alla prima squadra già dalla stagione successiva.
Il primo anno fra i grandi parte bene, Jović entra in campo fin dalle prime partite d’agosto e gioca in media una ventina di minuti a partita.

Fra i mille problemi del calcio serbo, i giovani talenti per fortuna continuano a crescere bene, anche se il primato per la qualità è passato col tempo dalla Stella Rossa al Partizan Belgrado. Nel caso di Jović, anche quando non segna o non è determinante per l’andamento di una partita, gli si concede tutto il tempo di sbagliare. E in effeti Jovic fra ottobre, novembre e dicembre, combatte contro l’illusione di non saper più segnare: un avversario contro cui tutti gli attaccanti prima o poi devono scontrarsi.
A metà ottobre si gioca il derby di Belgrado, una di quelle partite in cui i tifosi non si dimenticano facilmente se un giocatore sbaglia in continuazione. Jović gioca una brutta partita, getta via diverse occasioni, alcune delle quali veramente facili.

 

A dicembre la Stella Rossa viene invitata dallo Spartak Mosca alla partita inaugurale del suo nuovo stadio, la Otkitrie Arena. Jović gioca un’ottima gara contro degli avversari sulla carta molto più forti ed esperti di lui. Movimenti, sponde, assist e gol. Fa tutto molto bene e mostra i primi segnali di crescita.

 

Piccoli infortuni a parte, in campionato continua ad entrare a partita in corso e ad accumulare punti esperienza. Ad inizio marzo si trova ancora di fronte al Vojvodina e questa volta da titolare. Quando vede la squadra di Novi Sad, Jović si sveglia.
Nelle ultime cinque partite di campionato – Vojvodina compresa – Jović ha segnato quattro gol, facendo già vedere una notevole crescita nei movimenti e nella posizione. In uno dei due gol segnati contro il Borac, si gira con una velocità impressionante (e ok, il difensore avversario non è Vidic).

 

Jović non ha mai nascosto la sua grande ammirazione per Radamel Falcao e non dev’essere stato facile per lui rifiutare un’offerta da uno degli ex club del Tigre. La scorsa estate infatti l’Atletico Madrid ha offerto due milioni e mezzo di euro per portarselo in Spagna ma la Stella Rossa ha rifiutato. Nonostante i gravi problemi economici, la società spera di farlo crescere ancora per qualche anno per poi venderlo ad una cifra più alta.
Oggi Jović è il talento più promettente del calcio serbo e ha sicuramente qualcosa in più degli altri suoi coetanei. Non bisogna dimenticarsi però che ha solo diciasette anni e che ha bisogno della libertà di sbagliare.

 

In copertina: Jovic durante un allenamento con la Stella Rossa

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