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gen
2015

Il calcio nell’Ungheria di Viktor Orbàn

Dopo quasi quarant’anni di oblio, il calcio ungherese sembra essere nelle condizioni per poter rinascere, fra nuove strutture e l’autoritarismo del Primo Ministro Orbàn.

Ungheria 1956. L’Armata Rossa entra a Budapest e reprime l’insurrezione popolare. Ferenc Puskàs, fuoriclasse e simbolo del calcio nazionale, si trova all’estero. Come giocatore non farà più ritorno in patria e il calcio ungherese scivola lentamente verso il buio della storia. Oggi, a distanza di sessant’anni, il calcio ungherese ha la possibilità di ritornare a far parlare di sé grazie ad una serie di riforme promosse dal governo di Viktor Orbàn.

Viktor Mihály Orbàn è il Primo Ministro ungherese dal 2010 dopo esserlo stato una prima volta nel 1998. È del partito conservatore Fidesz che ha vinto con una larga maggioranza le ultime due elezioni.
Orbàn è molto appassionato di calcio e da quando è in carica oltre ad aver riscritto alcune parti della costituzione, ha introdotto una serie di leggi che rendono deducibili gli investimenti delle imprese nello sport. Orbán ha dichiarato che gli obiettivi sono quelli di creare le condizioni per poter candidare l’Ungheria a paese ospitante dei giochi olimpici e di far tornare la nazionale di calcio ai grandi livelli degli anni ’50. Per quanto possano sembrare più sparate che dichiarazioni, il secondo governo Orban ha cominciato una reale opera di ammodernamento delle strutture sportive, criticata da alcuni (poi ci arriviamo) e stimata da altri.

 

Nuovi stadi

Il primo passo per rilanciare il calcio ungherese è stato detassare gli investimenti nello sport. Da quando è in vigore, la deducibilità degli investimenti ha permesso l’avanzamento veloce della costruzione di nuove strutture: stadi, centri sportivi e palazzetti dello sport. Solo a Budapest verrano costruiti quattro nuovi stadi, da 60.000 a 15.000 posti ciascuno.

Il primo impianto a beneficiare delle politiche del governo è stato il vecchio Ferenc Puskas Stadium di Budapest. L’impianto, che verrà completamente ricostruito e ultimato fra il 2018 e il 2019, sarà la nuova casa della nazionale magiara e darà, con una capienza di 65.000 posti a sedere, la possibilità a Budapest di potersi candidare ad ospitare le più importanti manifestazioni sportive in Europa.

Puskas Ferenc Stadion (3)

Anche i club hanno cominciato a ripensare seriamente il loro futuro. Il Debrecen, una delle squadre più forti del paese, è stata la prima a concludere la costruzione di un nuovo impianto, il Nagyerdei Stadium: costo dell’opera quaranta milioni e 20.340 posti a sedere. Prima del Debrecen, nel 2012, il Gyor ETO ha completato la ristrutturazione del suo stadio, l’ETO Park.
Contemporaneamente, altre società abituate a giocare in stadi fatiscenti con spalti quasi sempre vuoti hanno avviato i progetti per la costruzione o la ristrutturazione dei propri impianti. Il Ferencváros, di proprieta inglese, ha inaugurato la nuova Groupama Arena l’estate scorsa. Honved, Diósgyőr, Videoton e MTK sono in piena fase progettuale e a breve altre squadre le seguiranno.

 

Felcsút

Un caso particolare, che negli anni è diventato per molti simbolo dell’autoritarismo di Orbàn, è rappresentato dalla nuova Pancho Arena di Felcsút, casa della Ferenc Puskás Football Academy.
La Puskàs Academy, nata nel 2005 come accademia giovanile del Videoton, ora è un club a tutti gli effetti e gioca nella massima serie ungherese.
La piccola cittadina di Felcsút, 4.000 abitanti distante una ventina di chilometri da Budapest, è il paese natale del premier Viktor Orbàn. E’ proprio il primo ministro che ha voluto costruire il nuovo stadio cittadino a pochi metri dalla casa della sua famiglia.
Nonostante Felcsút abbia solo qualche migliaia di abitanti, la Pancho Arena ha una capienza di ventimila posti. L’investimento di quasi 17 milioni ha dato lavoro praticamente a tutta la forza lavoro del paese anche se qualcuno ha avuto più benefici degli altri. L’impresa realizzatrice dell’opera fa capo al sindaco di Felcsút, amico del primo ministro, che da quando Orbàn è in carica da semplice impresario è diventato uno degli uomini più ricchi di Ungheria. Chi invece ha provato ad opporsi alla realizzazione dell’impianto, come l’ex sindaco di Felcsút, è stato fatto oggetto di indagini non giustificate.
Un’altra accusa rivolta al governo è quella di spendere soldi pubblici (come in effeti avviene indirettamente) per compiacere Orbàn e il suo partito, ignorando problemi più urgenti.

A Puskás Akadémia felcsúti stadionja, a Pancho Aréna

Nonostante siano ancora tante le lacune da colmare e alcuni casi sembrano essere poco chiari, il calcio ungherese oggi ha le potenzialità per diventare uno dei campionati di riferimento per l’Est Europa. Va da sè che alla costruzione di nuovi stadi va affiancato un ripensamento generale delle modeste gestioni societarie che nel corso degli anni hanno contribuito al declino del campionato, per poter sopravvivere anche quando Orbàn non ci saraà più.

 

 

In copertina: l’esterno del Nagyerdei Stadium di Debrecen

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