11
dic
2014

Calciatori di ventura

Dietro l’Indian Super League di Del Piero, Ljungberg e Pirès, ci sono una ventina di giocatori dell’Est Europa che in Asia hanno trovato una miniera d’oro, quando ormai pensavano di aver chiuso con il calcio.

Alcuni di loro sono dei veri calciatori di ventura e l’India è solo la naturale conclusione di una carriera passata vagando per una decina di paesi diversi. Altri invece sono finiti in India inaspettatamente prima dei trent’anni e hanno lasciato in Europa una discreta carriera dalla quale probabilmente non torneranno più.

Per primo non possiamo non parlare del calciatore di ventura per eccellenza, un pirata dai capelli lunghi e con lo sguardo affilato, la barba a ciuffi e i lineamenti balcanici: Bojan Djordjic.
Svedese nato a Belgrado da gentiori serbi ma cresciuto a Sarajevo, Djordjic a dieci anni lascia quello che resta della Jugoslavia e si trasferisce in Svezia, dove il padre, anche lui calciatore, aveva giocato in passato.
Parte dal Bromma’karna e da lì giocherà in nove paesi diversi. Prima la grande opportunità al Manchester United, poi un peregrinare tra Sheffield Wednesday, Stella Rossa, Aarhus, Glasgow, Plymouth, AIK Solna, Videoton, Blackpool, Anversa, Vasalunds e come ultima tappa il Chennaiyin, in India.
La carriera di Djordjic era cominciata con grandi prospettive. Il suo nome era in tutte le liste dei giovani calciatori più promettenti d’Europa. A 19 anni passa dal nulla della Svezia al Manchester United, dove gioca pochissimo ma gli viene assegnato lo stesso il Jimmy Murphy, il premio che spetta al miglior giovane dei Red Devils. In Inghilterra lo marchiano come “il prossimo Ryan Giggs” prima però di fare i conti con una testa calda e spesso anche pigra. Dal Jimmy Murphy in poi, è tutta una lunga discesa.
In quindici anni gioca poco e si infortuna spesso, diventa un giocatore mediocre che trova, sempre con fatica, la sua tranquillità in campionati freddi e minori.
Oggi, a 32 anni, è capitano del Chennaiyin FC, la squadra allenata da Marco Materazzi in cui giocano anche Alessandro Nesta e Mikaël Silvestre. E manco a dirlo, per i tifosi è un idolo.

A più di un migliaio di chilometri da Chennai gioca Marek Čech, faccia da duro, sguardo cupo e impassibile e una carriera iniziata quasi vent’anni fa passata a giocare tra Slovacchia e Russia: in mezzo qualche ritorno in patria, la Repubblica Ceca.
A 38 anni e dopo aver fatto per un paio di stagioni da chioccia al suo compaesano Tomáš Vaclík è finito ai Dehli Dynamos di Alessandro Del Piero.

Jakub Podaný invece è un caso particolare. Ritenuto un buon giocatore in Repubblica Ceca, è cresciuto nello Sparta Praga e sembrava essere il classico giocatore che senza alti nè bassi cresce, gioca e da una mano al suo club per tutta la carriera. Le cose però non vanno così e Podaný comincia a girare in prestito da subito, appena passato dalle giovanili alla squadra riserve.
A 22 anni comincia con un prestito al Bohemians 1907, l’anno dopo al Senica in Slovacchia, poi ritorna allo Sparta e finalmente viene aggregato alla prima squadra, come riserva.
In dieci anni lo Sparta gli rinnova sempre il contratto ma lo manda continuamente in prestito, forse sperando in una crescita che non troverebbe mai giocando saltuariamente in prima squadra. Dopo due anni stabili allo Sparta dove però gioca poco comincia il giro di prestiti: Sigma Olomouc, Teplice, Kalloni ma niente. A 27 anni comincia a farsi tardi e la Nehoda sport, agenzia di procuratori ceca che ha buoni contatti con l’Indian Super League, gli propone l’avventura all’Atlético de Kolkata, dove potrebbe guadagnare l’equivalente di un paio di anni con una squadra di metà classifica in Repubblica Ceca.

Un percorso simile lo ha fatto anche Miroslav Slepička, che di Podaný è stato per diverse stagioni compagno di squadra e che ora a trentatrè anni gioca con il Goa.
Comprato dallo Sparta nel 2005 passa a Praga quattro anni dove gioca con regolarità. Poi un calo: la squadra riserve, i prestiti in Croazia e Germania e un volo di sola andata per l’India.

Poi c’è Pavel Čmovš, 24enne ceco un tempo considerato un piccolo talento che invece ha colto la palla al balzo in un momento in cui la carriera andava così così e che in estate, dopo aver risolto il contratto con il Levski Sofia - in cui non giocava praticamente mai - ha firmato per il Mumbay City FC.
In India, oltre alla numerosa schiera di calciatori boemi e moravi, hanno trovato spazio anche ungheresi, croati e greci: un porto sicuro per ritirarsi tranquillamente.

 

 

In copertina: Bojan Djordjic con la maglia dell’AIK